[会议] Della letteratura cinese: una lezione aperta con Yu Hua

Milano è la città che non dorme mai. Un po’ perché c’è sempre da vedere gente e fare cose, un po’ perché il tram passa a tutte le ore sferragliando. E sicuramente un po’ anche perché è la città che piace alla gente che piace e poiché la definizione su New York calzava alla perfezione ce la siamo accaparrata anche noi, su misura e griffata.

Quanti eventi a Milano, ce n’è per tutti i gusti. A chi piacciono libri&bacchette potrebbe interessare leggere le parole di un grande scrittore cinese, Yu Hua, che ha tenuto tre lezioni a porte aperte all’Università degli Studi, nella sede sestese. Ecco che cos’ha raccontato agli studenti durante il primo incontro.

yu hua in italia
Grazie a cris.man per la foto con Yu Hua a Venezia

L’autore racconta gli autori

“Che cosa siano la letteratura, la cultura, la civiltà: temi complessi. Una cosa so di per certo della letteratura: la sua forza, quella che la genera è..

[suspense]

vi farò degli esempi.

Javier Marías, uno scrittore spagnolo contemporaneo, nell’incipit di un suo romanzo descrive una ragazza che torna dalla luna di miele; non è più una ragazza, ormai si è sposata. Suo padre invita delle persone a cena e nel bel mezzo del pasto la ragazza si alza, va nel bagno, al piano di sopra, si toglie i vestiti, da ultimo il reggiseno che appoggia alla vasca, poi davanti allo specchio prende una pistola e si spara.

In un tempo brevissimo l’autore ha già sconvolto il romanzo, sebbene si sia appena all’inizio. Non viene spiegato il motivo per cui la ragazza si spara, né subito né in seguito. C’è la descrizione minuziosa degli ospiti che masticano bocconi di carne e quando sentono lo sparo corrono di sopra, dalla ragazza, dimenticando persino di togliere il tovagliolo, e la trovano esanime. Proprio da questo incipit io ho capito che lo scrittore era molto bravo: la ragazza si è sparata dritta al cuore. Non in testa o in bocca, come fanno i personaggi maschili, ma al cuore, perché le donne hanno più sentimenti.

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Javier Marias, maestro della digressione. Immagine di sonosempre_vissutanelcastello

Un cuore così bianco è il titolo del libro. Quando il padre vede la figlia immersa nel sangue, morta e totalmente nuda, con il tovagliolo non copre la nudità della ragazza, ma il reggiseno, appeso sulla vasca. Questo dettaglio fa trasparire di nuovo la grandezza dell’autore. Se Marías avesse scelto di far coprire al padre il corpo della figlia ce lo saremmo aspettato tutti, mentre lui ha scelto una cosa del tutto fuori dagli schemi.

Un secondo esempio: Tarkovskij, autore dell’Unione sovietica, descrive un giovane cui devono amputare una gamba perché è rimasto incastrato in un tram. Il ragazzo tira fuori un fazzoletto e si copre la ferita, ma non per vergogna, solo perché non vuole essere compatito dagli altri.

All’interno delle due opere ricorre lo stesso gesto e la stessa tecnica: coprire qualcosa per scoprire il carattere dei personaggi.

热情 | Rèqíng | passion : quello che fa uno scrittore grande è trovare il modo per esprimere al meglio le emozioni dei propri personaggi.

I grandi romanzi a volte incontrano difficoltà nell’essere capiti. Kong Yiji 孔乙己 di Lu Xun è sì un grande romanzo, ma è anche facile da capire.

 

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Ziling Du, fumetto su Kong Yiji. Immagine dal sito mutualart.com

Ci troviamo a Luzhen, un piccolo paese, in un’osteria dove alcuni uomini stanno bevendo e alcuni personaggi stanno servendo da bere. Kong Yiji è l’unico personaggio sulla scena con i vestiti rovinati: subito si coglie che viene da una classe sociale bassa. Il narratore è un bambino, che descrive ciò che vede, Kong Yiji che è tornato in osteria a bere vino.

 

Il protagonista ha una gamba amputata, punizione per essersi ribellato ad una decisione superiore. Il senso della storia è questo: raccontare come sia arrivato in osteria senza la gamba. Come avviene? Per dettagli. Il bambino sente che Kong Yiji chiede una bottiglia di 黄酒 Huángjiǔ ma non lo vede direttamente, deve fare il giro del bancone per vederlo. Lu Xun è molto bravo con i dettagli. L’oste lo schernisce : Kong Yiji, che cosa hai rubato di nuovo, che ti hanno tagliato la gamba. Sulla lavagnetta del locale c’è scritto il Kong Yiji, che di solito beve a credito; ma sta volta ha portato i contanti. E il bambino vede che nella mano del protagonista ci sono monete miste al fango: perché era arrivato all’osteria trascinandosi sulle mani.

È dai dettagli che capiamo quanto uno scrittore sia grande, veicolare le novità, i

Letteratura e storia, anzi storie

“Un altro grande valore della letteratura è la capacità di raccontare storie. Anche i giornali lo fanno, ma la differenza sostanziale è che nel primo caso non si tratta di fatti realmente accaduti, nel secondo invece sì. Tuttavia, a volte le storie dei giornali sono più incredibili ancora dei romanzi. E anche la politica, con le sue sfumature di significato, crea storie differenti partendo dalla medesima narrazione. Allora forse dovremmo dire che

le notizie ci informano subito, la letteratura resta dormiente e poi arriva dopo, con tempi più dilatati.

birdsVent’anni fa stavo leggendo un giornale. In un trafiletto scritto in piccolo ho letto una cosa: due camion avevano avuto uno scontro frontale e nell’articolo si descriveva l’incidente, entrambi i conducenti morti sul colpo. Però alla fine il giornalista aggiungeva: durante lo scontro si era prodotto un boato così grande che gli uccellini nelle vicinanze erano morti sul colpo oppure erano ancora in stato confusionale. Mi sarei dimenticato della notizia se non fosse stato per quest’ultimo dettaglio, che ha fatto sì che il trafiletto di cronaca si trasformasse in vera letteratura.”

Realtà e finzione: il confine

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Erik Johansson – Landfall

“Esiste qualcosa che non è reale? Forse tutta la nostra vita non è reale. Prendiamo un autore che raccoglie interviste, la sua opera è reale. Ma il punto è: le persone che ha intervistato sono riuscite a raccontare una storia in modo completamente oggettivo e dunque reale, senza aggiungerci punti di vista, emozioni?

 

Persino un autore che si occupi di realtà e non di finzione letteraria può darsi che aggiunga elementi non del tutto reali, ad esempio basati sul suo personale ricordo.

Quando scegliamo un libro non ci interessa tanto la sua storicità esatta, ma più in generale l’argomento, i personaggi, le loro storie.

Con i testi prettamente storici o politici è ancora più sottile il confine: storie ambientate nel passato o scritti da politici si pensa che siano la realtà ma potrebbe benissimo essere tutta una fiction.”

Poesia e detti cinesi (che esistono e che non esistono)

“A gennaio ero in Serbia e un poeta serbo ha letto una poesia di cinese classico che secondo lui era bellissima. Più o meno diceva così : basta che tu aspetti sulla riva di un fiume e prima o poi vedrai un cadavere passare. Che io mi ricordi, non ho mai sentito una poesia di cinese classico di questo tipo e sinceramente è un passaggio abbastanza strano anche per i canoni della poesia cinese classica.

proverbi cinesi

Ecco le magie che fa la traduzione! Ma dove avrà trovato questa traduzione quel poeta?

La letteratura è cosi, riesce a restituirti ricordi che tu nemmeno ti ricordavi.

Ero a Parigi e aspettavo la mia traduttrice per andare a cena, Isabelle, io non sono assolutamente in grado di ordinare cibo francese. C’era molta gente in strada, un po’ come a Pechino, ma la differenza era che la gente si scontrava, strano che si toccassero. Così, riflettendo sulle due città e le due culture, mi è venuta in mente la frase di un vero poeta cinese: le persone sono lontane mentre il mondo è vicino.

Cioè la relazione tra di noi è distanza, mentre cose come il cielo e la natura sono vicinanza, come elementi intrinseci.

Probabilmente quello che intendeva dire il poeta, figlio della sua epoca, era differente. Può darsi che si riferisse al senso di estraneità che si può provare verso le persone vicine, in certi casi ancora maggiore del senso di lontananza che si può provare osservando la vastità del cielo. Però questo aneddoto serve a spiegare ancora meglio che cosa sia la letteratura: leggi, ti dimentichi, ma poi vivi una situazione e ti ritorna in mente una frase, un verso.”

Scrivere in cinese: una questione di caratteri

La professoressa Mottura, docente dell’Università Statale di Milano, chiede a Yu Hua che rapporto ci sia tra la letteratura e la scrittura cinese, intesa proprio come grafemi e morfemi.

“E’ una domanda particolare, è la prima volta che mi viene posta. I caratteri cinesi 汉字 sono monosillabici. A differenza delle altre lingue, perciò, quando si legge un’opera in cinese si avverte una sensazione di ritmo cadenzato, forte, più che con altre lingue. Anche se ad ascoltarlo, il cinese parlato suona meno romantico ad esempio di italiano o spagnolo. Perciò anche quando scrivo cerco di far risaltare il ritmo delle frasi, è una caratteristica della nostra lingua e va fatta risaltare.”

Certamente vale anche all’inverso, ovvero chi decidesse di trasporre in cinese le opere occidentali dovrà necessariamente misurarsi con i caratteri e la loro sintetica densità di senso e suono.

hegel

Yu Hua cita la filosofia tedesca di Hegel e niente, io che l’ho studiato con tanta passione sento che sto passeggiando di nuovo sul famoso ponte fra le culture. Wow.

“A differenza dell’Europa, in Cina è mancata la divulgazione della filosofia attraverso opere saggistiche. Così nella musica, la nostra è rimasta più popolare e locale, non abbiamo avuto i grandi compositori europei. Idem per la religione. L’utilizzo della lingua classica è stato un ostacolo alla diffusione della letteratura di prosa in Cina. L’uso della lingua vernacolare invece ha aiutato la diffusione del romanzo. Ecco perché gli autori della mia generazione hanno letto molte più opere occidentali tradotte rispetto agli scrittori di giovane generazione: c’era meno letteratura cinese. Però è anche vero che si tende comunque a raccontare la vita del posto in cui vivi e quindi in realtà non c’è uno stacco tra i romanzi cinesi classici e quelli moderni.”

A little Bio

“Sono 35 anni da quando è stata pubblicata la mia prima opera.

Il mio incontro con la letteratura è stato organizzato dal destino,

poiché il mio primo lavoro era fare il dentista e non mi piaceva, sicuramente guardare nella bocca delle persone non era un grande spettacolo. Quando vedevo le persone che lavoravano al centro culturale della mia città che se ne andavano in giro durante il giorno, 走来走去走来走去 Zǒu lái zǒu qù zǒu lái zǒu qù, chiedevo loro: ma voi non lavorate? E loro rispondevano: ma questo è il nostro lavoro.

Però all’epoca il lavoro ti veniva dato dallo Stato e quindi non era facile cambiarlo. Certo se fossi stato pubblicato avrei potuto fare richiesta. Nel 1983 è stata pubblicata la mia prima opera e così ho potuto fare domanda.

Nel 1985 ho fatto visita ad alcune redazioni ed ho scoperto che ero stato molto fortunato. Le scrivanie dei redattori erano piene di manoscritti non letti, perché ormai ciò che serviva era già stato trovato: subito dopo la Rivoluzione Culturale, infatti, c’era stato un boom di riviste letterarie ed i redattori leggevano tutti i manoscritti che venivano inviati, perché avevano bisogno di opere nuove per riempire le pagine delle riviste.

Io ero dentista, non conoscevo nessuno, quindi mandavo i miei manoscritti e questi venivano letti. È così che sono stato scoperto. Ma se nel 1983 avessi perso tempo non sarei mai stato scoperto, starei ancora a cavare denti. Oggi non è più così, c’è internet.”

[In questo post: Yu Hua racconta l’esordio della sua carriera di scrittore]

Gratitudine per i maestri

“Riguardo l’esperienza pratica del fare letteratura, invece, devo citare i miei maestri. Quando iniziai a scrivere, lo scrittore che mi ispiro di più fu Yasunari Kawabata. Mi entusiasmò delle sue opere l’attenzione ai dettagli nella scrittura, lo faceva naturalmente, a ruota libera e senza artifici. C’è un’opera in cui si parla di una madre che perde la figlia diciottenne e c’è la descrizione della preparazione della salma (in Giappone c’è l’usanza di truccare i morti), mi ha colpito. Kawabata descrive la madre che osserva la figlia e pensa questa è la prima volta che viene truccata, sembra una sposa che si prepara per il matrimonio. Ero giovane, ma per me questa descrizione era di una potenza incredibile: nella morte riusciva a far uscire della vita.

Dal 1982 al 1986 è stato lui il mio maestro.

Non ci si può però focalizzare su un solo autore, poi anziché aiutarti come un’ala per volare ti appesantisce.

fernandocobelo
Disegno di fernandocobelo, tutti i diritti riservati.

Mentre mi disperavo in assenza di ispirazione, uno scrittore di nome Kafka è venuto ad aiutarmi. Ho comprato una raccolta di suoi scritti nel 1986. È stato Kafka ad insegnarmi che la scrittura è libera. Come tecnica, come cambi di trama. Da allora mi sono preso un sacco di libertà. È stato il mio secondo maestro.

Nonostante fossi già abbastanza famoso in Cina, mi resi conto che è difficile mantenere la costanza di livello: ad esempio, la descrizione psicologica dei personaggi mi spaventava, sentivo di non renderlo ancora al meglio. Finché un personaggio è tranquillo e non ha problemi, il suo profilo psicologico non è così interessante, mentre lo diventa quando è in tumulto. Ma bisogna stare attenti ad usare il numero di parole giuste, non eccedere nelle descrizioni.

In quel momento incontrai Faulkner. Studiai a lungo la sua descrizione dell’emotività dei personaggi, ad esempio il profilo di un omicida: il battito del cuore è accelerato, lo sguardo in trance sulla sua vittima.

Provai anche a leggere delle opere di Dostoevskij, per provare a vedere come erano le sue descrizioni psicologiche. In particolare, come trattava una situazione analoga, l’omicidio di una vecchia signora. Però mi accorsi che Dostoevskij non faceva narrazione di sensazioni: azioni, ma niente emozioni.

Anche da questo però ho imparato, bisogna anche far parlare le azioni.

Ad esempio, il personaggio che veste i panni dell’assassino quando si corica pensa ai suoi indumenti, che potrebbero essere stati sporcati dal sangue e subito si alza e va a lavarli.

E la censura?

In tutti gli incontri con scrittori, registi ed artisti cinesi non si può saltare la fatidica domanda: non ha temuto la censura in Cina?

La censura letteraria e cinematografica rispondono a due organi differenti in Cina. Hanno criteri differenti per valutare le opere, ecco perché il mio libro Vivere! vende milioni di copie mentre il film omonimo di Zhang Yimou è stato censurato. La censura cinematografica è più severa in quanto si tratta di un organo statale, quindi libero di adottare politiche più severe. Gli editori invece sono privati e quindi devono vendere. Inoltre sulle opere letterarie c’è un doppio step, l’editor fa già una prima censura e poi il testo arriva più preparato alla revisione editoriale”

Per proseguire la lettura con gli appunti del secondo incontro: Della cultura cinese: seconda lezione aperta con Yu Hua

Immagine di copertina: Istituto Confucio – UniMC