[漫画] Una vita cinese: incontro con Li Kunwu

Milano, Feltrinelli Duomo, un tardo pomeriggio che piove in maniera impressionante.

Li Kunwu si riconosce subito, ha il cappellino alla Mao e sta consegnando piccoli omaggi ai suoi ospiti, gli Istituto Confucio di Milano (sì, al plurale, non è un refuso): alcune sue vignette inedite.

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Incontro con l’autore Li Kunwu, Feltrinelli Duomo, Milano. A destra: Silvia Pozzi

Li Kunwu è fumettista, disegnatore prima di tutto, estrae dal suo zaino scuro, appoggiato in un angolo, un blocco di tavole e chiede di poterle esporre, per farci vedere ciò che lui vede, immagini di Cina che sono impresse nei suoi disegni ad inchiostro. I ragazzi del Confucio le dispongono ordinatamente per terra: non importa se ha piovuto, anche la moquette di Feltrinelli non è una galleria d’arte si possono fare le cose con grazia ed impegno in ogni caso.

Li Kunwu è coautore di Una vita cinese, storia di se stesso e della Cina in tre volumi di fumetti bellissimi. Secondo autore è Philippe Ôtié, diplomatico francese che si è occupato soprattutto dello storyboard.

Due autori: l’incontro

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Li Kunwu e Philippe Otié. Foto da CinaOggi.it

Philippe trascorre diverso tempo nello Yunnan, la regione di Li Kunwu, una conoscenza occasionale. Li Kunwu agli inizi era un disegnatore di soggetti tradizionali, lo zodiaco ad esempio, fino al giorno in cui l’aereo sul quale i due autori devono salire è in ritardo e ad Ôtié viene un’idea last minute: tu sai disegnare. Io scrivo una storia su Marco Polo, tu la illustri.

Commenta Li Kunwu:

“Se quell’aereo non fosse stato in ritardo, il libro Una vita cinese non sarebbe mai nato.

Nel 2005 andiamo a Pechino per presentare ad un editore le 20 tavole che abbiamo creato. L’editore si complimenta, belle queste tavole, ma puoi fare di più: scrivi la tua vita.

La graphic novel era una cosa molto diversa da quello che facevo di solito, ma ho deciso di accogliere questa sfida.

Entro il 2009 erano stati pubblicati tutti e tre i volumi e tradotti in quindici lingue.”

Sinestesia

I due autori lavorano a quattro mani, decidendo insieme quanto e quale spazio dare ai fatti della Cina ed alle storie delle persone. Il fumetto viene pubblicato prima in Francia e dopo qualche anno in Italia, dove è accolto positivamente dall’ambiente letterario. In Francia, Li Kunwu cura diverse mostre personali dei suoi disegni e nel 2018 realizza anche 120 tavole per Louis Vuitton. Eccome come spiega il segreto del suo successo in Europa:

“In Cina ci sono tanti disegnatori bravissimi, ma sono tutti di tipo tradizionale, io sono l’unico per il mio genere.

E’ come se gli occidentali volessero mangiare cinese ma non sapessero usare le bacchette; io ho creato le bacchette.

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Li Kunwu, disegno a inchiostro

Ci sono tanti motivi per cui devo ringraziare Philippe Ôtié. Prima di tutto perché mi ha permesso di rileggere la mia vita. Abbiamo anche avuto dei diverbi culturali, certo. Ad esempio, riguardo i disegni in cui ritraggo i miei genitori lui mi diceva: i tuoi genitori dovrebbero stare più vicini! E io rispondevo: no, questo non è possibile tra i cinesi. Si rincontrano dopo tanto tempo e per dimostrarsi affetto c’è una scena in cui uno passa all’altro con le bacchette un boccone del pollo che è stato cucinato per l’occasione. Passare il pollo da una scodella all’altra è una grande manifestazione di affetto, mangialo tu, no, mangialo tu!

Un altro motivo per cui lo ringrazio è che mi ha permesso di fotografare la storia. Ai tempi della politica del figlio unico in Cina, per me era normale vedere per le strade gli slogan pubblicitari, quindi non volevo metterlo nel libro.”

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Restrospettiva

“Nel 2013 è uscita la versione cinese dell’opera e questo mi ha sorpreso. Nel 1979 ho partecipato alla linea difensiva contro il Vietnam e ho toccato temi delicati nel libro, come i fatti di piazza Tienanmen.

Durante la Rivoluzione Culturale i giovani erano felici ed entusiasti di poter fare tutto quello che volevano; però poi con l’età arriva il tempo della saggezza ed oggi sappiamo che non avremmo mai dovuto mancare di rispetto ai nostri maestri, ai nostri insegnanti: il nostro comportamento ha lasciato ferite nei loro cuori. Dopo, a distanza di anni, molti di noi sono ritornati a scusarsi. Gli insegnanti ci dicevano 没问题 , 没有事。 这不是你的错 。Non importa, è passato, non ti preoccupare. Non è stata colpa tua. Ho voluto documentare ciò che è accaduto.”

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Una vita cinese, Li Kunwu. Tutti i diritti riservati

La fucina dell’autore

Un lavoro interculturale: quali caratteristiche evidenziare, quali parti della storia e delle storie trattare ed in quanto spazio, tutto a quattro mani.

Questo è stato il metodo. Ôtié è un diplomatico, quando è stato trasferito in Vietnam la parte più difficile è stata dover andare là per discutere le tavole. Scherzando, diciamo che lui è diventato un po’ cinese – prima ricco e poi povero e viceversa – ed io un po’ occidentale, nel modo di pensare soprattutto.”

Silvia Pozzi, docente di lingua e cultura cinese all’Università Bicocca di Milano, spiega che Una vita cinese è un fumetto ricco, per la bellezza delle immagini ma anche per l’apporto letterario e culturale.

“E’ un percorso storico della Cina dagli anni ’50 ad oggi, è un racconto generoso di un uomo nella sua autobiografia, è tanta Cina: nei modi di dire, nei piatti di ravioli, nell’attaccamento dei cinesi per le campagne, nel panorama linguistico (nelle tavole ci sono anche i caratteri cinesi) e nella cura messa dal traduttore italiano Giovanni Zucca.

E’ infine la storia di un incontro tra Occidente ed Oriente, perché Li Kunwu comunica tutta la sua sorpresa, ad esempio di fronte ai tombini di Parigi, con il segno grafico, tanti punti di domanda. Dal fumetto capiamo che certe cose, che per noi sono normali, possono destare stupore agli occhi di un cinese. E viceversa.”

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Tavole di Li Kunwu. Tutti i diritti riservati

I segreti della mentalità occidentale

Nella prefazione all’opera, Li Kunwu ringrazia ancora l’amico Ôtié, dice che gli ha insegnato i segreti della mentalità occidentale. Quali sono? Lo illustra con un esempio.

“Guardate questo disegno, questo qui”, si alza ed indica una specifica pagina del fumetto, proiettata alle sue spalle. “Ci sono io con degli amici che si stanno lavando. Loro sono rilassati, ma parlano di un argomento difficile. Philippe mi ha mimato come disegnare le loro facce, le loro espressioni. Perché gli occidentali sono aperti, espressivi. Ho affinato la mia capacità di ritrarre le emozioni in modo sempre più preciso.

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Questa è la forza del fumetto: una fotografia non potrebbe mai venire così.

In questi giorni ho fatto un disegno delle impressioni che mi ha lasciato Milano ed ho notato che è molto simile a casa mia. Ho realizzato una vignetta per un giornale, ci siamo io e Marco Polo su una nuvola, io indico l’Italia che sta sotto e gli dico: guarda, mi sembra il mio Paese. E lui risponde: bravo, io l’ho scoperto seicento anni fa che Italia e Cina sono uguali.

Compromessi

Nel fumetto, c’è una parte di illustrazioni nelle quali lo stesso Li Kunwu discute con il coautore Philippe Ôtié. Parlano di come includere nel testo i fatti di piazza Tienanmen, per inciso uno degli argomenti preferiti degli Italiani quando si parla di Cina.

Io non potevo scriverne, semplicemente perché ero lontano da Kunming in quei giorni, che a sua volta è ben lontana da Pechino. Lui insisteva, questo avvenimento va messo!, ma io dicevo No, non ho partecipato!”

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Li Kunwu ad un’esposizione delle sue opere. Foto di libreriapagina2

Non posso fare a meno di notare (ed ammirare) la differenza abissale di approccio con noi Italiani, che siamo sempre massimi esperti di tuttologia quando si tratta di esprimere opinioni, anche a proposito degli assenti.

Il compromesso è stato aggiungere nel libro il processo, la discussione, ciò che davvero è accaduto nella vita degli autori e quindi ciò di cui hanno partecipato.

“Ci sono io che guardo la televisione.. non avevo proprio questo cappello, ma uno simile. Philippe legge, cerca.. E poi alla fine concludiamo con un 一杯咖啡吗,一个茶!Cosa dici, un caffè? Magari un tè!”

Le massime

“Quando penso al rapporto tra occidente e oriente mi viene in mente un paragone: il bastone e la corda. Gli occidentali sono come il bastone, è dritto, più efficace, diretto, ma si spezza. Noi siamo come la corda: all’inizio è meno d’impatto, ma è flessuosa, si adatta, ci puoi legare un pacco e trasportarlo ovunque.”

“Questo è un libro sulla storia della Cina, non sulla politica della Cina. Io non sono un politico, ma un semplice cittadino cinese.”

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Disegno di Li Kunwu in esposizione al museo Gorsline, Bourgogne